Ci posizionammo in alto, un po’ defilati a sinistra rispetto al centro della curva. Il rischio di andare alla partita e trovarsi al centro di tafferugli rischiando anche di finire in ospedale, si fa sempre più concreto; ma d’altra parte, il fascino della curva è qualcosa di irresistibile e sono sempre di più i giovani che si lasciano trascinare, così com’è successo a “Ciccio”: “Ci sono 3 date storiche nella mia vita: il mio compleanno, quello di mia figlia e il 30 gennaio 1977, quando sono entrato per la prima volta al Bentegodi. non lo so quanti biglietti hanno dato e quanti ne hanno venduti.. Sempre nel 1973, il famoso 20 maggio, le BG si fanno un nuovo nemico. Sul programma pomeridiano invece, non mi aveva ancora detto nulla, lo fece sua madre che, mentre portava in tavola una quantità esagerata di bolliti annegati nella pearà, disse: “Allora oggi andate alla partita? Però tutti continuavano a cantare. Molte tifoserie hanno definito "pesante" l'aria che si respira a Verona. La coesione e la grandezza, in termine numerici, della tifoseria veronese è tale da permettere, più di una volta, di occupare interamente la curva della tifoseria ospitante! Vanni Zagnoli riprese e interviste curiose costume 6,857 views Ma a convincermi del tutto sul fatto di andare alla partita, furono i gadget di Lucio: sciarpa e berretta a righette gialle e blu, confezionate dalla madre, e la bandiera, anch’essa artigianale, formata semplicemente da due drappi gialloblu cuciti insieme. Nel 1976 alcuni esponenti delle BG stringono un gemellaggio storico con una curva inglese: quella del Chelsea, squadra conosciuta più per le intemperanze del proprio pubblico che per i meriti sportivi. Verso fine stagione ( con certezza ) compare il primo striscione Brigate. Ma perché tutto ‘sto casino per la bandiera di Lucio? Il mio amico però era più incazzato per essersi perso il corpo a corpo con i genoani. Si tratta di una rinascita vera e propria. Ogni contenuto è liberamente riproducibile. Lucio ed altri due ragazzi entrarono per acquistare i biglietti (non ho mai capito perché li avessimo presi lì e non al bigoncio). Mi sgambettarono e caddi prima addosso al vespino che si rovesciò a terra, poi sul marciapiede dove fui raggiunto da qualche calcio alle gambe. E poi mi misi a ridere: difendere la bandiera con il sangue! il primo simbolo di Brigate è il teschio. Intorno a me molti scuotevano la testa: come si faceva a recuperare un tale svantaggio? Ne più ne meno di quanto sia assurdo giustificare le tante guerre che ci sono nel mondo. I tifosi veronesi sono sopra la Fossa e, nonostante il gemellaggio con le “Brigate Gialloblù Verona”, la comprensibile tensione porta ad un reciproco lancio di oggetti. Lucio abitava a Santa Lucia e mi venne a prendere alla stazione con il suo vespino verso le 9 di mattina. Sull’onda del Verona di Garonzi, provinciale di lusso che si toglie spesso e volentieri lo sfizio di sgambettare le grandi, il Bentegodi diventa di fatto “il giocatore in più” e buona parte delle fortune dell’Hellas si consuma tra le mure amiche. Ci ciapo ciapo!”. "Il sesto pubblico d'Italia. Di stampo prettamente campanilista (aggravata in seguito anche dalla matrice politica) è invece la rivalità con i vicentini. -Milan: negli anni ’80 gli viene sottratto lo striscione “Brigate Rossonere sez. Ci fermammo in un bar, poco distanti dallo stadio, sul viale che portava alla stazione. Sarei stato suo ospite a pranzo, a cena e avrei pure passato la notte da lui. La tensione è accresciuta dalla vittoria per 3-1 che l’Hellas riporta sul campo. Per sostenerla Lucio usava un pezzo di canna da pesca telescopica. La nascita delle "Brigate Gialloblu" avviene il 30 novembre 1971, presso il Bar Olimpia di Borgo Venezia. Nella partita contro la Juventus del marzo 1977, sulla pista di atletica dello stadio veronese viene rinvenuta addirittura una bomba a mano! La nuova generazione di brigatisti è figlia di questi cambiamenti ed ogni giudizio sul decennio 1982-1991 deve essere dato in quest’ottica. LE BRIGATE GIALLOBLU E LA CURVA SUD DAL 1982 AL 1991 - Seconda parte ... mentre si inasprisce il braccio di ferro tra la curva e la dirigenza gialloblu. Io ero davvero scosso, e se prima non avevo avuto paura, adesso mi stavo cagando addosso: mi ero sporcato i jeans, il giubbotto, mi faceva male una gamba e la scarica di adrenalina mi lasciava adesso tremante. E meno male che avevo la bandiera, perché i miei “colleghi” si potevano difendere solo con le mani. Per la prima volta nella mia vita mi era reso conto di appartenere a qualcosa più grande di me, mi ero reso conto di essere veronese prima ancora che tifoso del Verona. I genoani li conobbi di lì a un minuto, forse meno. Non ci fu bisogno di nessuno scontro ulteriore perché i genoani si misero a correre verso lo stadio. Non si tratta solo di risse: in più occasioni, nei dintorni del Bentegodi, vengono trovate bottiglie molotov, spranghe, catene, pugni di ferro. Va detto comunque che Verona non è certo un’eccezione: la violenza negli stadi esplode in tutto il suo fragore e nel 1979, durante il derby Lazio-Roma, si registra la prima vittima: un tifoso laziale colpito da un razzo. A Fermo petardi sull'Ancona Calcio! Curva aperta si diceva in precedenza, aperta anche ai tifosi avversari quindi. Dalla curva si alzano i cori, ritmati dai tamburi, mentre bandiere gialloblu di ogni dimensione si muovono tutte assieme accompagnate dal lancio di grossi coriandoli, da fumogeni colorati e dallo scoppio di petardi e raudi di grosso calibro: si tratta di una coreografia classica degli anni ’70 ma la fantasia veronese ha saputo nel tempo evolversi e cambiare costantemente. Lucio non mi aveva detto che voleva andare alla partita e io non ne avevo proprio nessuna voglia. Tifo "Giovinotti, non esageriamo! La tifoseria di destra, come la Lazio" - Duration: 7:24. Sempre nel 1973, il famoso 20 maggio, le BG si fanno un nuovo nemico. Non avevo proprio idea di chi fossero i genoani, e non mi passò neanche per la mente che il termine potesse avere qualcosa a che fare con la città di Genova e con il calcio. Se a fare notizia sono gli scontri e i processi, la sud veronese continua ad offire lo spettacolo di sempre, con coregrafie e cori da brivido. Contiene comunicati del gruppo, commenti e notizie sul campionato, fotografie e uno spazio di discussione. –Civitanovese: antica rivalità, poi sono anche amici dei sambenedettesi, ai quali avrebbero donato lo striscione “Monticelli Bianconera”. Per una corretta visione si consiglia l'uso del browser Microsoft Internet Explorer versione 5 o successiva con Javascript, Popup e Cookies abilitati. Sono anni bui per la città e la provincia, non solo per le intemperanze di alcuni pseudo-tifosi: Verona diventa uno dei crocevia europei della droga e conta decine di vittime. Quando il “derby” si gioca a Vicenza (perché gli ultrà vicentini non arrivano mai in massa a Verona), la partita diventa particolarmente a rischio e si registrano incidenti praticamente ad ogni incontro. I tafferugli iniziarono molto presto: dapprima risse, scazzottate, poi si cominciarono ad usare le aste delle bandiere e in curva iniziò ad entrare anche chi, con il pretesto della partita e la relativa libertà di agire in un gruppo, sfogava semplicemente la propria aggressività. È così e basta. Il mio rapporto con il calcio era molto semplice: qualche tiro nel campetto parrocchiale il sabato pomeriggio e ignoranza pressochè assoluta in fatto di squadre, giocatori e così via. Le Brigate Gialloblu quindi, sono ancora vive e vegete. Il termine BRIGATE GIALLOBLU fu coniato da due ragazzi, anche loro sedicenni all'epoca. Nella stagione 1981-’82 dopo 2 anni di purgatorio, la nuova dirigenza (che vede al vertice Guidotti e Chiampan) riesce ad allestire una squadra competitiva affidandola ad Osvaldo Bagnoli. Gli anni ’70 sono però anche il periodo più florido per i gemellaggi. Lucio con i numeri era un mostro e, in effetti, passammo il resto della mattinata a studiare. La potenza del coro era davvero impressionante. I veronesi diventano presto famosi per i cori, sia per la compattezza con cui la curva li scandisce, sia per la loro originalità tutta scaligera nel proporre i “testi”. È il caso di quelle con Sampdoria e, soprattutto, Fiorentina (le uniche di quel periodo ancora vive e vegete), ma anche con i granata del Torino e con i giallorossi della Roma i rapporti sono ottimi (con i romani l’idillio non durerà comunque molto). Sulla scorta di questa amicizia, in curva iniziano ad apparire le sciarpe della squadra londinese e una enorme “union jack” (la bandiera del Regno Unito) comincia a sventolare assieme a quelle gialloblu. Ci accerchiarono in una ventina (noi eravamo in sei, nove se si contano Lucio e gli altri che erano dentro il bar) e in effetti la prima cosa che tentarono di fare fu proprio di impossessarsi della bandiera gridandoci “veronesi fascisti di merda”. Volevo tornare a casa ma nessuno mi ascoltava. Nate in un epoca di grandi sconvolgimenti della società italiana, nei deprecabili anni di piombo, le Brigate Gialloblù con le loro canzoni e le loro bandiere sono riuscite ad aggregare al campanile, rappresentato dall'Hellas Verona, migliaia di giovani molti dei quali per spirito di gruppo e sotto le insegne gialloblù, hanno trovato le motivazioni e la forza per migliorarsi e trasgredire. Mitici, in tal senso, i due testi che seguono: Accanto ai cori storici, alcuni dei quali vengono ancora proposti dalla curva sud, i “cantanti” delle BG hanno una capacità innata di creare canzoni sul momento, basandosi su un particolare della gara, su qualche giocatore, su qualche avvenimento etc. Ma cosa volevano questi genoani da me? Sulle Bg è stato detto molto, spesso parlando a vanvera o facalizzando solo alcuni aspetti, io posso dire che in curva ho stretto amicizie che mi porterò dietro per sempre e che la stragrande maggioranza dei frequentatori della sud erano ragazzi come me, non certo teppisti o delinquenti. Sembra impossibile che all’epoca le tifoserie non fossero divise, ma era proprio così, anzi: il Bentegodi fu il primo stadio in Italia, fin dalla metà degli anni ’70, a disporre le tifoserie ospiti nella curva opposta, a meno che non ci fossero buoni rapporti con le BG. C'è la squadra in allenamento, gli ultrà fermani lanciano bombe carta. Non si tratta solo di risultati: è venuto il momento, fisiologico, di un cambio generazionale. Mi stavo proprio divertendo e quando uscimmo fuori da un sottopasso della ferrovia e mi trovai davanti (ancora in lontananza ma in tutta la sua maestosità) il Bentegodi, fui avvolto da un brivido. Poi le squadre entrarono in campo e la curva si trasformò in una via di Rio durante il carnevale: bandiere, trombe, tamburi e un muro di voci all’unisono. Inevitabili gli scontri che la polizia frenò dopo diverse cariche. Qualcuno dei milanisti riesce a prendere un lembo di uno striscione veronese, tirandolo verso il basso fino a quando non si strappa. La nascita delle Brigate Gialloblù avvenne il 30 novembre 1971, presso il Bar Olimpia di Borgo Venezia I primi brigatisti provenivano per lo più dalla grande città, mentre i primi paesi della provincia veronese in cui si sviluppò il fenomeno furono Cerea, Vigasio, Valeggio, Bovolone, Nogara e la Valpolicella.. A partire dalla stagione 76-77 il fulcro del tifo gialloblu è in Curva Sud, con le Brigate, mentre in gradinata il seguito dei fedelissimi fedeli a una linea non violenta e filo societaria vedono assottigliarsi le … Uno di questi tifosi (che ho incontrato per anni in curva senza sapere mai come si chiamasse davvero) mi mise il braccio attorno alle spalle, intuendo che ero un neofita, e mi disse queste testuali parole: “Non cercare spiegazioni: è assurdo picchiarsi per una partita di calcio. Adesso vado allo stadio raramente e mi posiziono nella gradinata superiore, vicino al gruppo del 1° febbraio. Non c’era il porto, non c’era il retroterra industriale, non c’era nemmeno uno squadrone come quello dei “reds”, ma in città e provincia nascevano come funghi gruppi musicali (bands) che si ispiravano ai Beatles, agli Who, ai Cream, ai Kinks etc. Ma non eravamo venuti per una partita di calcio? Non mi resi conto immediatamente di cosa stava succedendo ma strinsi la mano attorno all’asta della bandiera ben deciso a non mollarla mettendomi a gridare: “Lucio!!! In quegli anni le Brigate decisero di abbandonare il vecchio striscione per uno nuovo (la scala a tre pioli come simbolo sormontante la data di nascita, 1971) e per la prima volta è usata la tela cerata. Con il campionato 1978-’79 finisce l’era Garonzi e il Verona torna in B. Il primo torneo nella serie cadetta, preceduto da una campagna acquisti che non promette un campionato di vertice, vede il Bentegodi svuotarsi, curva compresa. Vincemmo 3-2 e alla fine anche gli altri settori dello stadio accompagnarono le Brigate nei cori, applaudendo a lungo quegli 11 eroi. Brigate e inferni gialloblù vari scaricano contro i tifosi partenopei cori xenofobi che neppure a San Siro o al Comunale di Torino si sentono: “Terremotati”, “benvenuti in Italia”, “quanto puzzate”. Oggi la generazione delle Brigate Gialloblu sul viale del tramonto, ma i giovani hanno ereditato la reputazione di questo gruppo, uno dei piu' temuti, rispettati e imitati del panorama ultras italiano. !” Mi arrivarono due schiaffoni e un pesante calcio in culo ma la bandiera non la mollavo di certo. Ma cazzo, continuavano ad arrivare genoani e noi eravamo davvero pochi. Pochi anni prima, nel 1987, dodici tifosi del Verona appartenenti alle Brigate gialloblu erano stati arrestati in seguito ai violenti scontri di Brescia-Verona e condannati per “associazione a delinquere”.